“Donati 300 mila euro, ora la Casa è più Serena” uscita di “PrimaBergamo” del 16.04.2021

PRIMABERGAMO – ARTICOLO DI VENERDI’ 16 APRILE 2021


 

Index per l’inclusione

Da cosa è nato questo progetto?

L’ingresso e la vita in una casa di riposo segnano una fase fortemente significativa di un percorso di vita. Si potrebbe dire provocatoriamente che QUANDO VAI A SCUOLA SEI ABBASTANZA GRANDE PER IMPARARE E QUANDO SI ENTRA IN CASA DI RIPOSO SEI DEFINITIVAMENTE VECCHIO?
Questa considerazione, certamente qualunquista, lavora in modo evidente sugli Ospiti. Spesso capita che si lascino sfuggire dolorose confidenze: “Cosa ci faccio qui? Spero di morire presto”. Oppure chiedono di essere lasciati da parte, perché oramai non si considerano più capaci di nulla. Si sentono, appunto, definitivamente vecchi e quindi in dismissione, inutili, del tutto disabili.
Spesso lo stesso sguardo si ritrova nei parenti, che dalla tranquillità del loro esser “sani”, guardano i “definitivamente vecchi” con composta pietà che non si fa mai sfuggire un “poveretto”.
Noi operatori a nostra volta ci armiamo di buone intenzioni, attente analisi e pianificate strategie per resistere e attaccare la vecchiaia, a volte perfino la morte, come un nemico che forse non si può sconfiggere, ma che va stoicamente combattuto. Ma al fondo resta l’immagine del “definitivamente vecchio” come persona passiva e inabile.

Due teorie provenienti dalla psicologia

A movimentare la riflessione sono gli approfondimenti della psicologia del ciclo della vita che ci pongono davanti a una scelta di paradigma.
Da una parte l’idea di età anziana come discesa dalla cima, ovvero la teoria del disimpegno (Cumming, 1975; Cumming, Herry, 1961). Dall’altra la teoria dell’attività (Havinghurst, 1963) che suggerisce che nell’età anziana le persone raggiungono la massima soddisfazione quando riescono a mantenere i pattern di attività e i valori che avevano caratterizzato la loro vita adulta.
A prescindere dalla posizione che ciascuno può assumere rispetto a queste impostazioni, risulta centrale la domanda rispetto al significato che disimpegno o attività hanno per il singolo. Questa ricerca di senso, fondante e fondativa, ha un eco fenomenologico (Bruzzone, 2017). OGNI PERSONA, proprio in quanto tale e proprio per essere tale, a partire dalla propria soggettività CERCA UN SENSO, affinché il proprio senso di identità interiore non venga compromesso. Di fronte alla vecchiaia e alla malattia cosa tenere e cosa lasciare? Come ottimizzare e riorganizzare la vita affinché la persona possa restare integra nella sua capacità di attribuire senso?

La centralità della persona per la nostra Fondazione

Questa conclusione ci riporta al ritornello, che in alcuni documenti pare diventare uno slogan, della centralità della persona. Concetto di cui nessuno rinuncia a fregiarsi, ma tanto difficile da comprendere nelle sue implicazioni filosofiche e arduo da convertire in prassi consapevoli.
COSA È PERSONA, quali ne sono i confini, cosa significa identità e cosa significa tutelarli, sono quesiti impegnativi articolati e con risposte non sempre univoche e prive di ambiguità.

Un progetto ventennale

Nel tentativo di portare nella programmazione e nelle pratiche di Casa Serena Leffe questa tensione alla centralità della persona, all’integrità dell’identità di ciascuno, intraprendiamo il percorso verso l’inclusione, così ispirandoci a INDEX di Tony Booth e Mel Ainscow, progetto che dal 2001 ha guidato in almeno quattro continenti a creare un percorso verso scuole inclusive.
INDEX è uno strumento creato e sperimentato per le scuole, ma siamo convinti che, vista la comunanza di valori e intenti, ne sia possibile una traduzione.
Perché sia possibile, intraprendiamo un duplice percorso: la riflessione sulla mission della RSA e l’avvio del progetto INDEX, uno strumento che raccoglie materiali e metodologie che consentono ad Ospiti, dipendenti, parenti e dirigenti di valutare l’inclusione nella propria comunità e di progettare azioni che la rendano un ambiente sempre più inclusivo.